01.Abiti da sposa, sposo e damigelle da cerimonia
02.Accessori e intimo sposa/sposo
03.Acconciature, trucco, parrucchieri
04.Addio al nubilato/celibato
05.Agenzie di spettacolo, intrattenimento per bambini ai mat ...
06.Bouquet e addobbi floreali
07.Catering
08.Centri di bellezza/relax/fitness
09.Corsi di ballo
10.Fedi e gioieli
11.Fotografi e video riprese
12.Fuochi d'artificio,iluminazione architetturale
13.Inviti, partecipazioni e bomboniere
14.Liste nozze, arredamenti casa e complementi
15.Luogo del ricevimento,ristoranti,ville,castelli
16.Musica e intrattenimento
17.Noleggio auto/carozze/autobus
18.Noleggio gazebo/tensostrutture/arredi per matrimonio
19.Proposte originali(palloncini,picioni,sculture di ghiacci ...
20.Torte e confetti
21.Viaggio di nozze
22.Wedding planner/organizzazione matrimoni
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guida alle nozze

MATRIMONIO BUDDHISTA

I matrimoni buddhisti sono delle cerimonie civili, anche se spesso gli sposi chiedono ai monaci di concedere la loro benedizione. La cerimonia è molto semplice e avviene di fronte a un altare con un'immagine del Buddha. La coppia, insieme agli altri partecipanti, recita il Vandana (omaggio), il Tisarana (triplice rifugio) e Panchasila (cinque precetti), accende le candele e i bastoncini di incenso e offre i fiori all'immagine del Buddha.
Per la religione buddista il matrimonio passa in secondo piano . Si comincia recitando il capitolo Hoben e il Jgage, poi qualche minuto di Daimoku. In seguito gli sposi e i testimoni bevono tre sorsi di sakè da tre tazze, che significano passato, presente e futuro; poi i presenti esprimono i loro sentimenti liberamente o leggendo qualche brano e fanno gli auguri agli sposi. La cerimonia finisce con la lettura di tre Daimoku.

1.Cos'è il Buddhismo
Il Buddhismo si basa sugli insegnamenti del Buddha. Questi insegnamenti furono trasmessi dapprima oralmente e messi per iscritto 400 anni dopo la sua morte. La prima stesura fu fatta in lingua pali nel primo secolo avanti Cristo. Anche i discorsi dottrinali del Buddha cui si ispirano tibetani cinesi e giapponesi sono stati scritti centinaia di anni (300-700) dopo la morte del Buddha.
Saranno state testimonianze fedeli?
Possiamo comunque dividere il messaggio del Buddha in due fasi:
- Insegnamenti orali originari
- Trascrizioni – interpretazioni e aggiunte

Di tradizione induista, il Buddha ha mantenuto le credenze di base della sua terra: quindi non ha inventato niente ma ha interpretato in modo originale le “upanishad”, testi della scuola vedica che venivano usati dai sacerdoti indiani centinaia di anni prima della sua nascita.

Egli si assunse il compito di divulgare le conoscenze spirituali che i bramini tenevano segrete per ragioni di potere. Nel Buddhismo infatti l’autorità è sempre messa in dubbio. “Non fidatevi di ciò che è detto né di ciò che è scritto. Accettate gli insegnamenti che nella pratica si dimostrano utili per voi”.
Il Buddhismo è una scuola di filosofia morale ed una religione. Il messaggio del Buddha è un insegnamento su come vivere armoniosamente la vita. Potremo dire che non c’è distacco tra la pratica buddista e la vita quotidiana.
Il Buddha non intende rivelarci “perché” siamo al mondo ma ci dice “come” dobbiamo viverci. Ovvero eliminando l’ego che genera confusione ed esaminando con obiettività i fenomeni.
Quindi l’atteggiamento buddhista nei confronti delle cose non è legato ad un distacco nichilista ma è improntato a una positiva consapevolezza. Il buddismo non è la verità ma presenta una forma di verità relativa che ciascun praticante comprende in funzione della propria maturità spirituale.
Chi pratica il Buddhismo non è che sia esente dalle sensazioni piacevoli o spiacevoli ma non è dominato dal desiderio e non viene toccato dalle esperienze.

Il Buddha storico
Nasce nel 563 a.C.Si sposa a 16 anni.Lascia la casa a 29 anni per iniziare la ricerca.
Cento anni dopo si tenne un altro concilio in cui i monaci si divisero in due correnti:
• La prima sostiene che il risveglio si ottiene con una stretta osservanza delle regole
• La seconda afferma che l’uomo ha già dentro di sé la buddhità e basta farla emergere
Duecentocinquanta anni dopo il buddismo diventa religione ufficiale dell’India per opera Si illumina a 35 anni, notte di luna piena di maggio.Muore nel 483 a 80 anni.
Non è un profeta.Non è figlio di Dio.È un uomo che fa una propria ricerca e poi fonda un ordine religioso al quale ammette le donne, cosa eccezionale per l’epoca e il luogo, l’India antica, in cui il ruolo femminile era poco considerato.
Dopo la morte del Buddha si tenne un concilio in cui furono puntualizzati i contenuti dei canoni:
• Disciplina monastica
• Sermoni
Metafisica – psicologia – filosofia dell’imperatore Asoka, ma quando l’imperatore Asoka muore aumentano le divergenze tra le correnti e si formano due scuole:

Hinayana e Mahayana
Hinayana: segue gli insegnamenti del Buddha così come lui li ha trasmessi. Ha un aspetto razionale ed autoritario. Si pone come custode del verbo. Il praticante lavora per la liberazione individuale.

Mahayana: si dice sia la dottrina segreta rivelata dal Buddha agli allievi migliori. Ha un contenuto filosofico e metafisico. Lascia spazio al misticismo. Il praticante lavora per illuminare e liberare gli altri dalla sofferenza.
I bramini si ripil buddismo tramonta in India e si diffonde in Tibet, Cina e Giappone.

Cosa avviene quando due persone di religione diversa (e una è Buddhista) si sposano?

Quando due persone di religione diversa si sposano e una delle due è buddhista non c’è obbligo di conversione per nessuno.
E’ comunque sottinteso che fra i coniugi ci sia quel rapporto di rispetto e disponibilità che permetta a ciascuno di praticare in tutta libertà secondo la propria credenza.

Cos'è il matrimonio per i Buddhisti?
Il matrimonio buddhista non è un sacramento ma è un reciproco impegno che gli sposi assumono nel corso di una cerimonia rituale di benedizione. Il vincolo non ha quindi valore legale ma è convenzionalmente accettato dalla comunità. In Italia dovrà pertanto essere convalidato da un formale atto civile, alle cui regole la coppia dovrà adeguarsi.

Il Buddhismo ammette il divorzio?
Il divorzio è ammesso nei termini previsti dalle leggi del paese in cui la coppia risiede.

Quali regole vigono per i coniugi Buddhisti?
I diritti e i doveri dei coniugi vengono stabiliti in base alle consuetudini della società in cui essi vivono.

Come ci si comporta in merito all'educazione della prole?
I figli di una coppia mista non sono automaticamente buddhisti e vengono educati in relazione agli accordi presi dai genitori, fermo restando che in età maggiore potranno autonomamente scegliere quale religione seguire. Anche la scelta della scuola cui mandare i figli è una decisione comune da prendersi al momento opportuno. Attualmente in Italia non ci sono delle scuole buddhiste.

I Buddhisti sono vegetariani?
Per quanto prevalentemente vegetariani, non tutti i buddhisti disdegnano la carne o il pesce. Alcune tradizioni impongono uno stretto rispetto del vegetarianesimo, suggerendo anche in particolari circostanze l’eliminazione di alimenti specifici quali aglio, cipolle, latticini, uova, mentre altre lasciano liberi i praticanti di scegliere i cibi più adatti alle proprie necessità fisiche. Presso alcune scuole anche gli alcolici vengono banditi. Gli appartenenti a certi ordini monastici consumano un’abbondante colazione mattutina ed un sostanzioso pranzo, poi restano a digiuno fino al mattino successivo. Non sono rari i digiuni rituali totali.
Tutti i pasti vengono preceduti da una preghiera che può essere accompagnata o sostituita dall’offerta di una piccola porzione del cibo contenuto nei piatti.

Se si hanno ospiti a casa di tradizione Buddhista, come regolarsi al meglio per rispettare le loro esigenze?
Alcuni ospiti buddhisti potrebbero essere legati a precisi orari di preghiera e quindi nel bel mezzo della giornata avere necessità di isolarsi per un po’ di tempo. Sicuramente tutti faranno una meditazione del mattino. Sarà quindi opportuno riservare loro una camera lontana dai rumori. Sarà inoltre utile verificare eventuali specifiche esigenze alimentari.

Quali sono le festività dei Buddhisti?
I buddhisti rispettano le festività del paese che li ospita. La ricorrenza religiosa principale dei buddhisti di tutto il mondo è il Vesak che ricorda la nascita, l’illuminazione e la morte di Buddha Sakyamuni e coincide con la luna piena del quinto mese del calendario lunare orientale, che in genere cade tra fine maggio e metà giugno. I buddhisti italiani hanno comunque fissato nell’intesa con lo stato una celebrazione nazionale che avrà luogo sempre l’ultima domenica di maggio. Ci sono poi innumerevoli altri momenti di culto che ciascuna scuola osserva, collegandoli con le proprie divinità o i propri Maestri.
Se facciamo cominciare il calendario buddhista dalla data della nascita del Buddha Sakyamuni dovremmo essere oltre l’anno 2545, ma alcune scuole seguono il calendario cinese o fanno iniziare la loro storia religiosa con particolari momenti culturali del loro paese di origine. Ad esempio per i buddhisti tibetani , siamo oltre l’anno 2130.

Cosa avviene dopo la morte secondo la tradizione Buddhista?
Dopo la morte i buddhisti credono che il continuum mentale o coscienza del soggetto possa entrare definitivamente nella luce, oppure rinascere. Coloro che rinascono possono ritrovarsi in differenti mondi manifesti e vivere un’esistenza più o meno felice a seconda delle azioni positive o negative prodotte nelle vite precedenti. Nella tradizione della scuola settentrionale si crede che ci siano taluni soggetti particolarmente virtuosi e dotati di grande compassione, detti Bodhisattva, che pur potendosi illuminare non lo fanno e restano volontariamente nel ciclo delle rinascite per aiutare tutti gli esseri a liberarsi dalla sofferenza. Nella tradizione tibetana c’è la convinzione che il continuum mentale dell’individuo impieghi un tempo variabile fino a un massimo di settantadue ore per lasciare il corpo del defunto, pertanto la salma non dovrebbe essere toccata né manipolata da alcuno per i tre giorni successivi al decesso, dopodiché potrà essere cremata o inumata a seconda delle convenzioni sociali.

Come si rapportano i Buddhisti alle altre tradizioni religiose?
I buddhisti hanno un grande rispetto per tutte le religioni. Gesù ad esempio è visto come una figura importante, sicuramente un Bodhisattva ,pieno di amore e compassione.

Esistono dei "comandamenti" Buddhisti?
Nel buddhismo non esistono comandamenti, ma impegni personali ad agire positivamente. I precetti dei buddhisti sono cinque: non uccidere, non rubare, non mentire, non avere una scorretta condotta sessuale, non ingerire sostanze inebrianti. Questi impegni hanno infiniti ambiti di applicazione: ad esempio, non uccidere si riferisce al fatto di non togliere la vita a qualsiasi essere senziente , inclusi gli insetti. Non mentire vuol dire prendersi l’impegno di non indurre gli altri in errore con parole, gesti o atteggiamenti falsi ed anche di non mentire a se stessi con pensieri che nascono dal desiderio, dall’odio e dall’illusione.

Che cosa rappresentano le divinità che compaiono nel Pantheon Buddhista e che si vedono rappresentate anche nei dipinti tradizionali (Thangke)?
Le divinità che compaiono nelle tradizioni buddhiste non hanno la funzione di intercedere ma sono esempi da seguire per combattere con determinazione le nostre cattive tendenze. Le preghiere buddhiste hanno lo scopo di portare la mente del praticante verso un modo di sentire armonioso e positivo. In questa condizione di spirito ognuno potrà sviluppare nei confronti del prossimo la pazienza, la tolleranza, l’amore e la compassione in maniera gioiosa ed equanime.

Qual è l'atteggiamento del Buddhismo nei confronti delle donne?
Il Buddha Sakyamuni è vissuto 2500 anni fa in India, in un tempo e in una cultura che riservavano alle donne un ruolo di minor rilievo sociale rispetto ai maschi. La sua visione del mondo femminile è dunque storicamente da intendersi in linea con le consuetudini dell’epoca. Ma non dobbiamo dimenticare che egli istituì anche un ordine monastico femminile in un momento in cui si riteneva che soltanto gli uomini potessero portare a compimento il sentiero spirituale.
Oggi la via della liberazione vede uomini e donne sullo stesso piano evolutivo e gli ordini monastici buddhisti femminili stanno conoscendo un periodo di sviluppo, grazie anche alle numerose donne occidentali che hanno scelto gli insegnamenti del Buddha come traccia per un impegno spirituale e sociale che darà sicuramente buoni frutti.

Domande frequenti sul buddismo
1) Un buddista in che cosa crede?
Un buddista crede che il pieno risveglio spirituale sia la sua vera natura e che la pratica della meditazione sia lo strumento per suscitarlo qui e ora. Un'antica metafora dice che il risveglio è come una pietra focaia e che la pratica della meditazione è come l'acciarino che fa scoccare la scintilla.

2) Un buddista crede nell'aldilà?
Il buddismo comprende un gran numero di miti e credenze sull'aldilà che, comunque, non formano un "credo" paragonabile a quello delle religioni abramitiche. La credenza più diffusa e condivisa è senza dubbio quella nella rinascita, che però non va intesa come "reincarnazione" o metempsicosi, perché secondo il buddismo non esiste alcuna anima individuale; e senza un'anima individuale non può esserci alcuna "trasmigrazione". Quel che rinasce è soltanto un'energia generata dalle volizioni (anche inconsce) della mente dell'individuo nel corso della vita. Perciò quel "quid" che rinasce non è un'anima individuale, ma solo karma impersonale, per usare una parola tanto abusata quanto, spesso, malintesa.

3) Che cosa significa karma?
Karma è una parola sanscrita che vuol dire azione, atto. L'etimologia è la stessa della parola latina "creare". Col tempo, però la parola karma è venuta via via ad assumere, nel linguaggio popolare, i significati di "risultato dell'azione", "predestinazione" ed anche "destino". Ma nel buddismo per karma s'intende soprattutto l'energia sottile della volizione associata ad ogni azione che compiamo. Per esempio, se all'azione si associa una volizione gentile e non violenta, ciò produce, inanzitutto nella mente (e quindi nel "destino" che la nostra mente ci creerà) un buon effetto; mentre, al contrario, se all'azione si associa una volizione distruttiva e violenta, ciò produrrà, inanzitutto nella mente di chi la fa (e quindi nel suo "destino" che la sua mente gli creerà) un cattivo effetto. Credere nel karma, perciò, non significa adagiarsi nel fatalismo, ma, al contrario, prendere in mano la propria vita, perché la qualità del nostro futuro - non solo di quello remoto, ma anche di quello prossimo, immediato, che comincia qui e ora nella nostra mente - dipende interamente da noi. Credere nel karma vuol dire credere d'essere gli artefici del proprio destino.

4) I buddisti adorano Buddha?
Il buddismo esiste da 2500 anni e nel corso dei secoli ha dato origine a numerose pratiche devozionali di adorazione dei Buddha divinizzati e dei Bodhisattva (una specie di santi buddisti) che vengono invocati per riceverne grazie e benefici. Anche i seguaci delle scuole più rappresentative dello spirito originario del buddismo antico tributano al Buddha un deferente omaggio che sconfina nell'adorazione. Va però ricordato che un buddista, mentre adora il Buddha, sa che quel Buddha cui sta rendendo omaggio formale è in realtà latente dentro di lui. L'autentico significato dell'omaggio al Buddha è un rammemorarsi che la qualità che il Buddha rappresenta, cioè il pieno risveglio spirituale, è la vera natura di ogni essere senziente dell'universo.

5) Come si fa a diventare buddisti?
Diventare buddisti è semplice: basta cominciare ad astenersi dall'agire male, cercando di fare invece il bene, dedicandosi nel contempo alla meditazione per purificare la mente. Per far ciò non è necessario convertirsi al buddismo, né iscriversi al partito buddista e non è nemmeno necessario abiurare la religione dei propri antenati. Basta cominciare a mettere in pratica i comandamenti che già si conoscono. Per esempio, essendo gentili con gli altri e magari anche generosi, mettendo a disposizione di chi ha davvero bisogno una parte dei nostri averi e del nostro tempo.

6) La filosofia buddista sembra complicata. Non è un ostacolo alla sua diffusione?
Se il buddismo nel corso dei secoli s'è diffuso in tutta l'Asia ed ora ha cominciato a penetrare anche da noi, ciò è dovuto al fatto che presenta aspetti che fanno presa immediata e che non abbisognano di educazione filosofica per essere compresi. La gentilezza, la non violenza, l'atteggiamento compassionevole verso tutti gli esseri senzienti dell'universo, l'attenzione ad ogni più piccolo gesto del vivere quotidiano, sono atteggiamenti che fanno presa su chiunque e sono universalmente apprezzati. In ogni caso la prima cosa è vedere il il Buddha in sé stessi e in tutti gli altri esseri viventi; la seconda è la pratica della meditazione per liberare la mente da tutte le ostruzioni e sovrastrutture mentali che inibiscono la percezione della nostra vera natura; la terza è lo studio, che dev'essere funzionale alla pratica e non sostituirsi ad essa. Il buddismo, secondo una celebre allegoria, è come una zattera, che serve per attraversare il flusso della sofferenza esistenziale e che, una volta servita allo scopo, si può anche buttare. Non è il caso di portarsela sempre appresso una volta giunti all'altra riva, e nemmeno di portarsela in testa senza neanche attraversare ...

7) Meditare è difficile?
Meditare è semplice, tuttavia non è facile. Il cuore della meditazione buddista consiste nel prestare una viva attenzione a tutti i particolari della vita quotidiana. La pura terra di Buddha è qui e ora e possiamo cominciare anche subito a camminarci. Basta essere vivamente coscienti delle miriadi di cose che ci vengono incontro ad ogni istante. Basta aprirsi all'attenzione, distogliendo la mente dal suo incessante dialogo interno e portandola sulla realtà del momento presente, alla vita che già stiamo vivendo. Ci sono molte tecniche e pratiche, ma in realtà, quel che conta è l'intenzione, ossia il cuore. Meditare come un buddista vuol dire dare attenzione alla meraviglia che il momento presente dispiega di fronte alla nostra percezione in ogni prezioso istante della nostra vita; inoltre vuol dire praticare non solo per se stessi, ma a beneficio di tutti gli esseri.

8 ) Che cos'è un mantra?
Un mantra è una giaculatoria, una preghiera. Nel buddismo ci sono molti mantra. Ma un mantra può anche essere molto personale e non è nemmeno necessario che sia buddista. Basta che sia buddista l'intenzione con cui lo si proferisce. In preghiera è meglio avere un cuore senza parole piuttosto che parole senza cuore: perciò nel buddismo, anche il semplice atto del respirare con cosciente attenzione, può diventare una silenziosa e inespressa preghiera senza parole al principio divino che pervade tutto. La cosa importante, quando si proferisce un mantra, è l'intenzione di portare luce e sollievo dalla sofferenza a tutti gli esseri senzienti dell'universo, perché tutto il mondo, tutti i mondi possibili, possano essere in pace e felici.

9) Quali sono i comandamenti buddisti?
Non si tratta di comandamenti veri e propri, ma di linee-guida per agire in modo da non nuocere né a se stessi né agli altri esseri. Non sono l'espressione dell'autorità esterna di un Buddha che ci dice che cosa fare o non fare, ma sono piuttosto, l'espressione della nostra vera natura compassionevole e illuminata, che in tal modo comincia a manifestarsi. L'etica buddista è il comportamento naturale d'una persona illuminata: se la mettiamo in pratica, comportandoci "come se" fossimo già illuminati, diamo modo a questa natura che è nello stesso tempo immanente e trascendente di manifestarsi. In ogni caso il primo precetto è: non uccidere! L'astensione dalla violenza in ogni sua forma è la caratteristica principale del vero praticante buddista. Poi c'è la non-appropriazione, che copre un campo più vasto del semplice non rubare. In terzo luogo abbiamo l'astensione da una condotta sessuale che arrechi dolore a noi stessi o ad altre persone. In quarto luogo c'è la retta parola, che è una parola sincera, gentile e necessaria. In quinto luogo abbiamo l'astensione da ogni sostanza o alimento che possa alterare lo stato mentale e quindi ostacolare la pratica della vigilanza, cioè soprattutto (ma non solo) alcolici e droghe.

10) I buddisti sono vegetariani?
Il buddismo non prescrive il vegetarismo, ma molte persone, in seguito alla pratica della meditazione sviluppano col tempo una sempre maggiore compassione verso tutti gli esseri che li porta naturalmente verso un sempre minore consumo di carne.

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